fine

credits di una giornata qualunque (in dis-ordine di apparizione)
 
soundtrack: rh “Weirdfish”, 2008
 
l’incanto, la resistenza, la quotidianità in serie, le serie quotidiane, il facile successo, i tuoi spigoli sotto la pelle.
soubrette e fasci al governo, la sinistra, l’arcobaleno, la critica, forza nuova, i precari e i padroni, il piano traffico, i lavori pubblici, la sanità e la scuola, l’ego, l’assenzio, morgan a sanremo, morgan nei reality.
gli attimi rubati, i baci scippati, i lick di john, i cocktail al mango, il tasto “on”, la voce di django.
l’introspezione, scrivere sui ciuffetti d’erba, scrivere sotto effetto d’erba, suonare idem come sopra e idem come sotto.
la prof che spompina gli studenti sul tubo, è stato solo un episodio isolato di bullismo, no è stato un grave gesto con valenza politica, le nuove squadracce picchia-“diversi”.
votare, non votare, dell’utri un eroe, el pueblo unido, i campi nomadi e quelli di calcio, i permessi di soggiorno, i cpt.
l’assenteismo, le mani di tuo padre sul tuo corpo di bambina, la tv spazzatura, le tv nella spazzatura, l’intelligenza banalizzata, l’arguzia svenduta, le morti bianche, lo stato assente, le connivenze del pc, la guerra eterna, il tuo modo di dormire, la lotta armata, bordello a gogo, la requie
punto
 
dissolvenza, solo testo:
 
questa vita pulsa a un tempo dispari. non tutti vediamo il sole bucare le nuvole.
ma qualcuno ci riesce, qualcuno sì…
 
 
dissolvenza, schermo nero
  • così parlò uomoambra alle 12:20 di lunedì, 12 maggio 2008
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treno
gl’ippocastani spogli scorrono celeri sul lucido display del cellulare.
il mio dirimpettaio guardo alzare la tendina elettrica del finestrino. con metodo.
incallito voyeur, l’osservo scostare la camicetta leggiera di questa cangiante biscia frigida e affusolata che disvela prontamente le sue grazie.
nei tuoi pressi, afrori di cavità urogenitali che s’intrecciano in bandoli tanto misteriosi quanto vogliosi di manifestarsi.
ma questa è anamnesi. dunque, per definizione, inservibile.
torna ad ora. criminosa mente, torna ad ora.
continua a parlarmi di quel che vedi…
vedo un viaggio verso nord, la terra delle opulente e oleose velleità. un compagno di viaggio che gioca a scacchi contro se stesso. vedo giovanotti nordafricani vestiti di dolci e spaziosi paramenti occidentali, intenti a esercitare le leve articolari della parola con suoni gutturali, occlusivi e duri come marmo, arabi come sassaiole.
vedo il cielo fosco, torvo, con parte della mia faccia diafana attraverso le luci dello scompartimento. vedo fruste lampanti sul liquido dorso della terra. fulmini spigolosi e serpentini sulla schiena diamantina del mondo. vedo il mare che sussulta sotto ogni bagliore tonfante, al tempo di portishead e scavallamento ciclico di giuntura rotaie.
 
oggi patisco una sensibilità cerebrale fertile. immaginifica.
provvido, come di consueto, pago dazio alla deriva criptica da cui sono affetto.
affetto, glie ne debbo. e gratitudine.
aprendo il libercolo per recitare le mie quotidiane orazioni trovo il mozzicone di rosa che mi hai lasciato e il parterre risplende di opachi nei baluginando in ovatta candida soffiata in questo ventre meccanico.
carici metalliche e sentimenti cerulei a palpitare dentro.
quel torsolo floreale mi si addormenta serafico e malconcio tra le righe che leggo.
la testa mi duole. e la pancia è sudicia di cose da dire. sconnesse.
 
                                                                                                                      in treno
  • così parlò uomoambra alle 14:18 di giovedì, 24 aprile 2008
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zero parole. zero parole. quel che accade a volte in un paese può lasciare senza parole. più che all’america somigliamo alla thailandia di thaksin col signore delle televisioni, ex palazzinaro scaltro, passato spesso nel novero dei furbetti del quartierONE, che, prepotentemente, resuscita da quelle che sembravano le ceneri della coscienza del capitalindividualismo incarnato e patinato d’azzurro.

al suo fianco il redivivo ex fascista e lo xenofobo col fazzoletto verde (quest’ultimo galvanizzato, oltre che dalle derive plebiscitarie dei leghisti di ferro lombardi e veneti, da un sui generis piemonte “rosso” e "illuminato" che gli ha regalato quasi il 17% dei consensi, vergogna).

e, badate, cari quattro affezionatissimi soliti lettori, che non me ne frega un cazzo di editorializzare una disfatta.

è solo un mezzo di riduzione di complessità che utilizzo strumentalmente e asetticamente per descrivere un attimo in cui le idee sembrano andate lontano, pur senza, per questo, morire.

il pluralismo democratico della civiltà libera occidentale ha dato il suo responso. milioni di persone si sono “espresse” con milioni di “un solo segno su un solo simbolo”. e io… io sono senza parole.

?allora – dice – perché scrivi

non so perché scrivo. è soltanto il tentativo inane di canalizzare il tremolio nervoso e sconcertato che anima gli arti di uno sconfitto.

complimenti ai vincitori, incitati da un nord che si è espresso in favore dello spettro federalista (fiscale solo a parole, ma vedremo).

complimenti a walter che, insieme ai suoi “non abbastanza” epigoni e imbavagliando le idee con lo specchietto zirconato del voto utile, ha formalizzato la sconfitta sottoscrivendola col suo sorriso sornione e gli occhi sempre aperti nelle foto elettorali.

condoglianze… condoglianze a nessuno. perché in un momento in cui il piano inclinato delle ideologie risucchia, dopo ben sessanta anni (signori!) le più audaci spinte del mondo critico, le idee, come potrebbe sembrare, non sono andate a defùngere… si sono solo rintanate, dimesse, nel cuore senza manifestarsi , allo stato, nelle stanze del potere.

esse torneranno, torneranno più forti di prima.

  • così parlò uomoambra alle 09:31 di martedì, 15 aprile 2008
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Tiger_and_Dragon,_Yin_and_Yang
ludimilla gioca con la cravatta di mio padre e il suo mazzo di carte consunto mi scivola sulle braccia liscio come selce.
ludmilla crede che la caparbietà confini con la stolidezza perché, a volte, può accompagnarsi al compromesso.
ludmilla non ama i compromessi.
ludmilla baccaia con lapalisse di fronte ai miei errori di parallasse.
ludmilla è teatri dell’umiltà e del sospetto con spettatori da tutto esaurito che si fondono in scenari d’ascesi.
ludmilla si lava in vasche ricavate da crateri e cristalli di polvere lunare.
ludmilla riesce a respirare solo sotto la tempesta.
ludmilla leva al cielo rapsodiche grida di silenzio negromante.
 
ho lasciato il mio sguardo amorfo all’altezza del suo orecchio perfetto.
porto l’odore del suo interno coscia nei pori delle mani.
 
ludmilla si bagna e, madida, spesseggia in bolle fino a non distinguere più lacrime e pioggia.
ludmilla ha occhi torbidi e seni gravidi di vertigine, antenne taglienti di ghiaccio che cola dal collo alle scapole fremendo in rigagnoli ruggine e fango di ferro.
ludmilla produce pessimo free dub e vota democratico ché le hanno detto di non sprecare la preferenza.
ludmilla è figlia del mio inquieto vivere e, ad ogni scintilla di serenità, va in vacanza per la durata di un bagliore.
ludmilla è la reazione del mondo all’inerzia del mio sistema nervoso.
ludmilla è la reazione del mio fisico all’ansia da delirio postmoderno.
ludmilla esiste ma io solo ho il privilegio di vederla nel fruscio della puntina su “Bitches Brew”.
  • così parlò uomoambra alle 14:19 di sabato, 29 marzo 2008
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DSCN2775

unisono di voce e violoncello, come nei pezzi di john e paul. lamenti simmetrici come il flusso rutilante di lamiere, fumi e luci su madison avenue ?ti ricordi

le giornate uggiose non hanno colore o, almeno, sembrano averne in una micro finestra di tempo. l’altra notte mi hai scritto stanotte mi mancavi, ho preso la macchina e ho girato… ho ascoltato “Piano Solo” e ho pensato. sono passata davanti al blue eyes e ti ho visto che suonavi…

il nuovo che avanza. il futuro che arriva storpio.

pensare che siamo partiti dal pop-junk. roba per pochi intimi. come le installazioni minimaliste nel nostro monolocale unto. quella roba che andava a nastro sul pezzo di muro tra il tinello e il cesso durante le tante cene frugali, bio-conviviali, equo-solidali.

lasciamo insieme questa stupida festa. andiamo a ballare altrove, magari nel tuo letto.

andiamoci insieme, a oviedo. vengo con te a oviedo. non partire sola. cioè, fai come vuoi. io ti aspetterò...

sei e sarai sempre la mia scrittrice preferita, la mia musicista preferita, la mia cantante preferita, la mia critica d’arte preferita… la mia pittrice e fotografa preferita. la poeta che ha scritto versi di musica straziante sputata su fogli di cartilagine di cuore.

se avessi ancora lacrime per me ti chiederei di lasciarmi in pegno il tuo anello di plasticaccia trasparente bagnato dal tuo pianto infame. invece sono io che ti lascio solo polvere e nevischio, mentre tu emigri verso il tepore assolato delle asturie.

 

  • così parlò uomoambra alle 12:01 di giovedì, 06 marzo 2008
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sala d

 

si baciano, si baciano. ripetutamente.

lei è un’orientale nostrana, i denti storti, il corpo smunto e etereo nel completo camicia e pantalone a sigaretta, un mirabile incrocio tra yoko ono e billie holiday.

lui, quello che le ficca repentino la lingua in bocca trovando l’altra ad abbracciargliela, avvolgergliela con esemplare rapimento, è vecchio, molto più di lei.

è un piacente canuto dalla pelle avvizzita.

mentre si masticano ardenti, lui le accarezza le maniche del cappotto nero. su e giù le mani pendolano all’unisono. frattanto lei si stacca e rimpicciolisce gli occhi, sorride, s’inumidisce illividisce, si tormenta le labbra.

lui farfuglia parolemozioni di commiato disegnando una sequenza di suoni aeriformi

 

ho lasciato un pezzo di petto

tra il tuo orecchio liscio

e il ballatoio di cielo

che domina il tuo cortile 

 

è tutto il viso  che parla e nello spazio mutevole tra le sue labbra si poggia rabdomante lo sguardo prigioniero di lei.

ed è ancora idillio, mormorante e pregno di vita come un uovo di colombo o una sedicenne incinta finché la ghigliottina dell’annuncio del treno in partenza trancia brutale la scena e i due amanti, come in una coreografia provata milleuno volte, si allontanano adagio lasciando per ultime, staccarsi, le mani. 

 

 

  • così parlò uomoambra alle 12:26 di lunedì, 25 febbraio 2008
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DSCN2960sento rumore di niente come di bruma dopo il vespro.
                                                sono euforia di seta arancio che appena intuisco.
                 c’è del sudiciume in pancia che il tuo solo respiro condensa.
                    ho il petto vuoto e denso solo di sensuale richiamo.
 
vendo antr'organico contenente cuore portatile spinto in viscere slavate di salmone e coriandoli.
qui dentro il sentimento fa da padrone. e sotto.
sotto: pube incarnito, venato di propulsione chimerica e sub prodotti destinati ad utenze privilegiate dimenati, scossi, eccitati da fragore silente.
epimeleisthai e autoconservazione affiorano dal mio alter(o)ego che, sbadatamente, si forbisce il mento col palmo della mano. l’effetto audiovisivo che ne risulta somiglia, di secondo in secondo, alla visione di un entomologo. è analogo alla terra uscita di orbita, il cui asse si sia spostato. è come quando, sopraggiunta una nuova era glaciale, tutto il pianeta spirasse vedendo chiudersi le sue suture traverse e volgendo a mastoide morto.
 
 
p.s. il vorace mantrugiare di seni brodosi e bocche strabuzzate di bava e venerei villi di filamento serico mentre thom canta “Everything In Its Right Place” è senz’altro la migliore delle fatali ironie.
  • così parlò uomoambra alle 00:03 di giovedì, 14 febbraio 2008
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lilith

on air: “army dreamers”, canta: k. bush, dirige il maestro noumeno
 
la sazietà come confine tra idiosincrasia e parossismo estatico.
dissolvenze tono su tono, austera compunzione, vissuta menzogna.
cazzi sazi esausti infausti sputano, impauriti, il loro disgustato e satollo orgasmo.
sputo e vomito: odori diversi. pulpiti, forse.
“chi ti sputa ha paura-chi ti sputa ha paura”, chiosava cantilenante il professor barassi in aula, credendo di redarguire efficacemente, dal suo scranno dorato e lucido, le teste più accalorate e facinorose dei tempi della scuola.
ragion per cui, solo dopo averti sputato in faccia mi accorgo del terrore di te che monta e induce alla fuga senza scampo.
a mia discolpa, signor presidente, dichiaro che la morale in seneca sta alla mia accidia come la coscienza di gogol sta agli emollienti e rabboniti sensi che mi condurranno al sonno tormentato senza prologhi di sorta.
ultimo desiderio: prima che kate smetta di cantare, portami un bicchiere di mare e un cesto pieno dei tuoi segreti, precoci come le lune del crepuscolo orientale, furtivi come lilith su quel muro convesso.
  • così parlò uomoambra alle 20:35 di lunedì, 04 febbraio 2008
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mattino270105_bg

"minchia... oltre 10.000!"

(direbbe ua guardando il contatore)

  • così parlò uomoambra alle 12:03 di lunedì, 04 febbraio 2008
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DSCN2994

on air: K.J. "Starbright", 1971

 
 le tue parole mi svuotano lo stomaco,
ogni santa volta.
“scopami, scopami”
mugolii supplichevoli filtrano
dalle labbra umide di luna.
fottendo la morte
oltrepassano le nostre teste
fracassate contro il buio.
la morbidezza tipica delle tre di notte trae d’impaccio e
mostra trasparente ai miei occhi la rassegna delle
tue molteplici e istrioniche facce.
nel proscenio del mondo ho puntato dritto al
cuore conficcando il mio proiettile d’argento
nell’anfitrione tiepido e viscoso
delle cavità raggelate tue.
“pittura a polimero sintetico” direbbe il maestro
chuck close se fosse qui al mio capezzale.
ma quello che mi cola dagli occhi intanto è
solo liquido amniotico distillato della tua nitidezza.
  • così parlò uomoambra alle 00:51 di martedì, 22 gennaio 2008
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